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Gli eventi

In programmazione

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Silvia Bencini e Luca Bravi presenteranno Auschwitz: percorsi di memoria attiva (FrancoAngeli) con Ugo Caffaz (Regione Toscana), Giovanni Gozzini (Unisi), Stefano Oliviero (Unifi). Modererà l'incontro Nura Abdel Mohsen (Fondazione Museo della Deportazione di Prato). 

 

Il libro:

Il volume descrive percorsi educativi della memoria, a partire dalla proposta di «attraversare Auschwitz», non limitandosi a visitarlo, ma trasformandolo da monumento cristallizzato a strumento di formazione. Si delinea un modello formativo che - attraverso luoghi e oggetti come ponte tra passato e presente - può essere applicato a qualsiasi altro luogo di memoria. In questo processo rigenerativo di tante storie da conoscere, riconoscere e raccontare, la narrazione della morte ha sempre l’obiettivo di riconnettersi ad una possibilità data alla vita; per imparare la «lezione» di Auschwitz, del Ruanda, di Srebrenica, fino ai conflitti di oggi, fino alle spiagge di Cutro e di Lampedusa; senza dover dichiarare tutto identico ad Auschwitz, ma alla ricerca di una pedagogia delle memorie, motore di confronto educativo e di democrazia nel presente.

 

Gli autori:

Silvia Bencini è borsista di ricerca presso il Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia dell’Università di Firenze. Si occupa di storia sociale dell’educazione, in relazione alle politiche della memoria europea e di processi storico-educativi volti all’inclusione e alla partecipazione delle minoranze.

Luca Bravi è ricercatore presso il Dipartimento di Formazione, lingue, intercultura, letterature e psicologia dell’Università di Firenze, dove insegna Storia dei processi comunicativi e formativi. Si occupa di storia sociale dell’educazione in relazione alle politiche d’inclusione in Europa, di storia dei media rispetto alla loro influenza nei contesti educativi e di processi storici d’inclusione, attraverso percorsi di valorizzazione della memoria europea. Ha collaborato con l’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la Regione Toscana per le politiche della memoria rivolte alle scuole.

 
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1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

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Sabato 7/02 - ore 17:00

DISEGNARE MONDI E ANIMARE VISIONI

L’associazione LOGGIA Design & Art, in collaborazione con Zhong Art International e l’Accademia NEMO, nel contesto delle celebrazioni tradizionali del Capodanno Cinese 2026 (Anno del Cavallo, momento centrale della cultura e dell’immaginario orientale) propone al pubblico di Giunti Odeon un’occasione di visione e riflessione dedicata al cinema d’animazione come spazio di dialogo culturale tra Oriente e Occidente. Grazie al supporto del FánHuā Chinese Film Festival, verrà presentata l’animazione Into the Mortal World di Ding Zhong (2024, durata 118’).

 

Negli ultimi anni, la presenza dell’animazione cinese in Italia si è resa più visibile grazie a contesti culturali e festival dedicati, favorendo la circolazione di opere animate e l’emergere di nuove narrazioni. Questa diffusione, più recente rispetto a quella dell’animazione giapponese, ha però mostrato unacrescita significativa, permettendo a un pubblico sempre più ampio di avvicinarsi a immaginari fondati su miti, leggende e valori universali.

 

Federica Fabbri, docente di Cinema d’Animazione, introduce il contesto dell’animazione cinese contemporanea. Il suo intervento propone una lettura storica e culturale del fenomeno, soffermandosi sulla centralità delle narrazioni mitologiche e tradizionali, dal Viaggio in Occidente alle leggende popolari, analogamente a quanto accade in Occidente con il ricorso alle fiabe classiche.

 

Luca Chiarotti, docente di Game, Concept e Illustrazione, introduce il lungometraggio Into the Mortal World, approfondendone il valore
come progetto nato in ambito accademico. Il
film, sviluppato a partire da un corto realizzato da studenti dell’Accademia di Belle Arti di Guangzhou e successivamente trasformato in un lungometraggio, diventa un caso di studio sul rapporto tra didattica, ricerca e produzione professionale.

 

Questa riflessione viene messa in relazione con Yujo, corto animato realizzato all’interno di un percorso formativo che ha coinvolto studenti e docenti, evidenziando come la collaborazione educativa possa costituire uno spazio reale di sperimentazione, apprendimento e produzione culturale. La proiezione di Yujo (6 minuti) conclude il talk, accompagnando il pubblico verso la visione del film.

 

La giornata prosegue con la proiezione integrale di Into the Mortal World, lungometraggio d’animazione che rielabora una fiaba classica della tradizione cinese intrecciando elementi mitologici e riferimenti alla cultura contemporanea, offrendo uno sguardo in cui figure divine e umane coesistono e collaborano, e in cui l’animazione diventa strumento di dialogo tra mondi, generazioni e culture.

 

LOGGIA Design & Art

LOGGIA Design & Art è un’associazione dedicata al design e all’arte, concepita come spazio di incontro, dialogo e innovazione.

Nata all’interno dell’ecosistema italo-cinese di ZAI – Zhong Art International, con la collaborazione di Antonio Locicero design e Tipstudio, LOGGIA Design & Art offre un luogo di confronto creativo e crescita professionale in cui professionisti del design e dell’arte, insieme a istituzioni culturali e formative, possono collaborare e ispirarsi reciprocamente.

La missione di LOGGIA Design & Art è creare una rete dinamica e stimolante a supporto delle nuove generazioni di designer e artisti. L’associazione si fonda sui valori dell’inclusività e della valorizzazione delle diversità culturali, integrando ricerca, formazione e realtà produttiva. Attraverso il dialogo tra cultura italiana e cinese e il collegamento tra mondo accademico e imprenditoriale, LOGGIA contribuisce a un panorama del design e dell’arte più aperto e globale.

Le attività di LOGGIA Design & Art comprendono progetti culturali, produzione di contenuti editoriali ed eventi pubblici. Come comunità di pratica e innovazione, LOGGIA Design & Art promuove il potere dell’arte e del design come strumenti di dialogo e cambiamento, ponendosi come punto di riferimento istituzionale per il settore a livello nazionale e internazionale.

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Internet non è solo tecnologia: è un terreno di potere e di desiderio. Dietro l'apparente libertà della rete, si rafforzano le stesse gerarchie del mondo reale. Gli algoritmi imparano dagli stereotipi, le piattaforme monetizzano la violenza di genere, il sessismo diventa intrattenimento. Tra revenge porn e deepfake sessuali, ma insinuandosi anche nei trend e nelle estetiche piú mainstream, il patriarcato si aggiorna, si traveste da meme, prospera dentro i codici. Silvia Semenzin ci parlerà di tutto questo presentando il suo libro Internet non è un posto per femmine (Einaudi) insieme a Vera Gheno

 

Il libro:

Chi ha detto che la tecnologia è roba da uomini? All’inizio erano le donne a scrivere i codici, a programmare i computer. Poi qualcosa è andato storto. O meglio: qualcuno ha deciso che la rete dovesse diventare una cosa tecnica, maschile. Da lí in poi, è stato un crescendo di esclusione, sessismo, discriminazione. Silvia Semenzin racconta tutto questo con uno stile personale e coinvolgente, che intreccia dati, storia, cultura pop e teoria femminista. Dalle prime esperienze sui social fino all’impegno come sociologa e attivista ci guida in un viaggio rivelatore dentro l’anima piú oscura e misogina di Internet. Analizza le forme della violenza di genere digitale, il ruolo degli algoritmi nella diffusione degli stereotipi e la radicalizzazione emotiva e politica che avviene sempre piú spesso online, in un ecosistema dove proliferano community ultraconservatrici, influencer antifemministi e modelli estetici che, sotto una patina glamour, rafforzano e normalizzano la disuguaglianza di genere. La cosiddetta «manocultura» è ormai un fenomeno globale, alimentato da agende politiche e strategie comunicative sempre piú raffinate. Per non lasciare le nuove generazioni sole di fronte agli abissi di Internet, dobbiamo sviluppare una nuova consapevolezza e una nuova capacità di immaginare il futuro. La tecnologia non è mai neutrale: va capita, criticata – e cambiata – prima che siano gli altri a decidere per noi.

 

L'autrice:

Silvia Semenzin è sociologa digitale, ricercatrice e attivista femminista. Si occupa di tecnologie, genere e violenza online, con uno sguardo critico e interdisciplinare. Nel 2019 ha contribuito all'introduzione della prima legge italiana contro la condivisione non consensuale di immagini intime, e oggi collabora con istituzioni internazionali come la Commissione Europea, il Consiglio d'Europa e l'European Institute for Gender Equality, occupandosi di governance delle piattaforme e dei diritti digitali. Per Einaudi ha pubblicato Internet non è un posto per femmine (2026).

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Martedì 10/02 - ore 18:30

"Cara Istanbul" di Serra Yilmaz

«Chissà se è la sorte di chi nasce in una città come Istanbul quella di sentirsi a casa in due luoghi diversi. Chissà se è stata la mia città a ispirarmi questa via. O forse doveva solo capitare così nel mio destino. Lo chiederò la prossima volta in cui mi leggeranno i tarocchi. O magari la risposta spunterà fuori dai fondi del mio prossimo caffè.»

Serra Yilmaz, insieme a Fausto Calderai, ci trasporterà nel suo mondo con il libro Cara Instanbul (Rizzoli).

 

Il libro:

Come si racconta la città dell'infanzia, soprattutto quando quella città è Istanbul, luogo leggendario e carico di storia? Serra Yilmaz sceglie di farlo affiancando, come in un album di ricordi, i quartieri, le strade, le case in cui ha vissuto, quando Istanbul già enorme aveva solo un milione di abitanti, e non venti come oggi. Leggendo queste pagine sembra di ascoltare una voce che, accanto alla stufa di maiolica in un inverno rigido o affacciata in una calda serata a una terrazza sul Bosforo, ricostruisce e fa rivivere le voci e gli odori di un angolo di mondo che come pochi altri è stato travolto e mutato dal progresso e dal turismo. La voce, inconfondibile, è quella di Serra, attrice turca tra le più celebri, amatissima dal pubblico italiano, che l'ha conosciuta sul grande schermo nei film di Ferzan Özpetek. In questa sorta di «autobiografia attraverso persone, case e quartieri» scopriamo così le lunghe estati dalla nonna nella sponda asiatica della città, tra spiagge e giardini; il rapporto coi genitori, le amicizie e gli amori di gioventù, le prime esperienze di lavoro, l'emergere della passio- ne per la Francia, per l'Italia, per il teatro, e ancora le partenze e i ritorni da un luogo «il cui ricordo è inscindibile dalla possibilità di qualunque racconto». Il tutto ben condito da un'ironia caustica, da aneddoti picareschi, anelli smarriti e ritrovati, donne senza ombelico, da una certa superstizione levantina contro il malocchio, da un ritmo magmatico e incalzante e, perché no, da qualche ricetta tipica (la cucina è per Serra una passione antica...).
 
 

L'autrice: 

Dopo aver studiato psicologia in Francia, entra in una piccola compagnia teatrale turca e inizia la sua esperienza teatrale. Al cinema esordisce nel 1983 con il regista turco Atif Yilmaz, ma il film che l'ha davvero lanciata in Turchia è stato Motherland Hoteldi Omer Kavur, in concorso al Festival di Venezia nel 1987. Dal 1988 al 2004 fa parte della compagnia del Teatro della Città di Istanbul. Icona del regista turco Ferzan Özpetek, è stata nel cast di tutti i suoi più importanti film. Nel 1006 è stata l'interprete ufficiale durante la visita del papaBenedetto XVI in Turchia. Non ha mai interrotto però la sua attività teatrale infatti fa parte della compagnia che ha messo in scena "L'ultimo harem"  con la regia di Angelo Savelli al teatro di Rifredi a Firenze che è in cartellone dal 2005.

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1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

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1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

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Prosegue il GO Book Club!

Tre semplicissime regole:

1. Leggi il nostro libro del mese (La mano sinistra del buio di Ursula K. Le Guin)

2. Se non l'hai già fatto, lascia il tuo nominativo e un tuo recapito alla cassa di GO e vieni a commentare il libro insieme ai nostri librai e ad altri lettori!

3. Alla fine dell'incontro, scegli uno tra i tre libri proposti dai nostri librai. Il più votato diventerà la lettura del mese successivo!

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1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

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1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

News
Il nuovo Atelier di Storia del Cinema: Il grande cinema italiano (1945-1975)

Giunti Odeon celebre il trentennio d'oro del cinema italiano con il nuovo atelier di storia del cinema curato da Marco Luceri e dedicato al periodo (1945-1975) in cui i film italiano hanno conquistato il mondo: dal Neorealismo a La dolce vita, dalla commedia all'italiana allo spaghetti-western e molto altro! Calendario degli incontri: 3-17-24 febbraio e 3-10 marzo, tutti martedì (ore 18.30 – 20). Quota di partecipazione e modalità d'iscrizione: euro 120 (euro 60 per gli under 25) – L'abbonamento (nominale e valido per tutti e 5 gli incontri) è acquistabile solo alla cassa della libreria (ogni giorno, ore 10-20). Per chi acquista l'abbonamento entro il 31 dicembre il prezzo è di euro 60 per tutti.

Un luogo di storia e bellezza

Dal 1922 i film più belli, gli ospiti più illustri, gli eventi più importanti hanno avuto come palcoscenico il magnifico cinema teatro di piazza Strozzi a Firenze. Vieni a trovarci.

Odeon, un secolo di cinema e cultura.

Un libro ricco di immagini, documenti, racconti e curiosità ripercorre la storia di uno dei luoghi iconici di Firenze, dalla sua nascita ai giorni nostri. Scopri di più.

Vantaggi esclusivi in arrivo

La GO Card unisce i vantaggi delle librerie Giunti al Punto alle esperienze esclusive del Giunti Odeon. Presto disponibile.

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