

François Truffaut e Jean-Luc Godard: due grandissimi maestri della storia del cinema, protagonisti indiscussi di una stagione irripetibile come la Nouvelle vague francese. Prima amici, poi rivali, diversissimi tra loro, ma legati entrambi da un amore viscerale per il cinema: a Giunti Odeon una serie di film documentari che raccontano il loro contrastante rapporto.

Prosegue il GO Book Club!
Tre semplicissime regole:
1. Leggi il nostro libro del mese (The Turnglass di Gareth Rubin)
2. Se non l'hai già fatto, lascia il tuo nominativo e un tuo recapito alla cassa di GO e vieni a commentare il libro insieme ai nostri librai e ad altri lettori!
3. Alla fine dell'incontro, scegli uno tra i tre libri proposti dai nostri librai. Il più votato diventerà la lettura del mese successivo!

A Giunti Odeon, Alberto Demagistris presenta il suo libro Quindi... Sette incontri del duemilaventicinque (Edizioni Fondazione Poma Liberatutti). Saranno presenti Paolo Trinci, il presidente della Fondazione, e gli intervistati Skim, Paolo Iacuzzi, Maria Cassi, Filippi, e due Piqued Jacks (Francesco-bassista e Andrea-Voce). Modererà l'incontro Simone Innocenti.
Il libro:
Il titolo richiama una parola ricorrente nelle conversazioni informali, e al tempo stesso rappresenta il trait d’union che collega le voci presenti nel volume, fatto di racconti biografici, divagazioni e pensieri in libertà, nati nel veloce gioco di azione e reazione dell’intervista. La pubblicazione si configura come un esperimento narrativo a metà strada tra l’orale e lo scritto, in cui l’equilibrio tra spontaneità e fruibilità diventa elemento strutturale del progetto editoriale.
Il libro prende forma attorno a sette incontri, ciascuno diverso per tono, linguaggio e prospettiva, ma accomunati da una stessa direzione: quella di un dialogo tra la Fondazione e chi, nel corso del 2025, ha accettato di sedersi a parlare di sé con Alberto Demagistris.
C’è chi come don Amleto Spicciani, voce autorevole e familiare del territorio con un passato di docente di storia, ha intrecciato spiritualità e attenzione sociale, offrendo uno sguardo sul presente capace di coniugare radici e futuro.
C’è Skim, graffittaro e pittore di Scandicci, che ha trasformato la sede della Fondazione in un paesaggio visionario, abitato da architetture oniriche ispirate alle Città invisibili di Calvino, in una delle sue tante mostre tra tele e muri colorati.
C’è poi la musica, rappresentata dai Piqued Jacks, band toscana dal respiro internazionale, arrivata sul palco dell’Eurovision 2023 di Liverpool. Due dei suoi componenti, Andrea Lazzeretti e Francesco Bini, sono parte attiva della comunità di POMA, portando avanti un lavoro con i più piccoli che tiene insieme gioco, formazione musicale e passione.
Tra le voci che meglio rappresentano il legame della Fondazione con il proprio territorio, emerge quella del poeta e critico letterario Paolo Fabrizio Iacuzzi, originario di Pistoia e direttore del Premio Internazionale Ceppo.
Nicola Rignanese, attore foggiano, da anni presente sui palcoscenici teatrali e in molte pellicole del nostro cinema.Innamoratosi di Poma, ha guidato un laboratorio teatrale intensivo, trasformando il tempo condiviso in un piccolo esperimento di convivenza scenica.
Con un approccio più riflessivo e radicato nel corpo, Stefano Filippi — regista, formatore, autore. Amico di POMA da sempre, dove ha portato la sua pratica teatrale fatta di attenzione, ascolto e consapevolezza, a cavallo tra performance e ricerca spirituale.
Infine, l’attrice Maria Cassi, clown e attrice di fama internazionale, con la sua inconfondibile miscela di comicità, narrazione e gesto.
Il progetto si inserisce all’interno delle attività editoriali promosse dalla Fondazione POMA Liberatutti nella collana Appunti Palatini. Il libro, pensato come primo di una serie di storie da presentare nei compleanni della Fondazione, rappresenta uno strumento per raccogliere e conservare la memoria delle persone e dei dialoghi che ogni anno si sono avvicinati alla Fondazione.
Quindi… è un omaggio alla parola come forma di conoscenza, all’ascolto come pratica culturale, e alla relazione come motore di ogni esperienza significativa.
Fondazione POMA Liberatutti:
Sulle sponde del fiume Pescia, nell’omonima città, sorge la Fondazione POMA Liberatutti. Un centro polifunzionale concepito per stimolare il libero pensiero e favorire l’incontro tra iniziative e forme artistiche diverse. Realizzata in un ex opificio ristrutturato, la Fondazione si presenta come una factory culturaleLo spazio ospita mostre d’arte, spettacoli dal vivo, conferenze ed eventi che spaziano dalla musica al teatro, alle arti visive, coinvolgendo artisti affermati e giovani talenti. Accanto agli eventi culturali, offre una ricca gamma di attività formative in continua evoluzione: laboratori di scrittura, pittura, scultura; l’apprendimento di lingue straniere; yoga, tai-chi, scacchi e non manca la scuola di cucina, pensata per unire creatività e tradizione gastronomica.
Il Refettorio è il punto d’incontro per eccellenza, più di un semplice ristorante, dove spettacoli e momenti di socialità si mescolano con una cucina di eccellenza.
Guidata da una filosofia inclusiva e libera da vincoli ideologici, la Fondazione POMA è un laboratorio di crescita personale e condivisione, dove il dialogo e la ricerca del bello si intrecciano in ogni attività.

Una ricca selezione di filmati girati sulle montagne più spettacolari e inaccessibili e realizzati da Mario Fantin, l'esploratore con la macchina da presa. Partendo dalle Alpi, sin dagli anni Cinquanta Fantin si è unito alle spedizioni più avventurose ai quattro angoli del pianeta, con l'obiettivo di tornare a casa per riprenderle in forma cinematografica. Spesso al seguito di Guido Monzino, uno dei più grandi esploratori del XX secolo, Fantin ha portato con sé la sua cinepresa 16 mm in più di trenta spedizioni. In ogni occasione, combina il puntiglio cronachistico e la necessità di soddisfare un preciso desiderio di conoscenza con la dimensione estatica di un occhio impregnato di visioni al limite del possibile.

Torna a GO un nostro graditissimo ospite, Gianrico Carofiglio, per presentare il suo ultimo libro: Viaggio in Italia (Touring Club Italiano) insieme a Francesca Santolini.
Il libro:
In un Paese ampiamente raccontato, spettacolarizzato e a volte banalizzato c’è ancora spazio per la sorpresa. Ai margini delle mappe, nei dettagli e negli angoli nascosti esiste una dimensione inquieta che solo uno sguardo lucido e al tempo stesso visionario può rendere visibile. Le città visibili di un grande narratore: da Bari a Venezia, da Palermo a Torino, in una trama tessuta con allegro spaesamento, in molte direzioni ma senza una destinazione precisa. Cartografo dell’invisibile, Carofiglio ci accompagna con il passo del flâneur, invitandoci a scoprire la luce nella penombra, la bellezza nascosta nei dettagli e nelle storie minime. Ricordandoci che sono le deviazioni e il caso a far balenare orizzonti inattesi e sorprendenti.
L'autore:
Gianrico Carofiglio è un autore, ex magistrato ed ex politico italiano. Magistrato dal 1986, ha lavorato come pretore a Prato, Pubblico Ministero a Foggia e come Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. È stato eletto senatore per il Partito Democratico nel 2008. Il suo primo romanzo è del 2002, Testimone inconsapevole, edito da Sellerio. Con quest'opera Carofiglio ha inaugurato il legal thriller italiano. Il romanzo, che introduce il personaggio dell'avvocato Guido Guerrieri, ottiene vari riconoscimenti riservati alle opere prime, tra cui il Premio del Giovedì "Marisa Rusconi", il premio Rhegium Iulii, il premio Città di Cuneo e il Premio Città di Chiavari. Sempre con protagonista Guerrieri, da Sellerio seguono nel 2003 Ad occhi chiusi (premio Lido di Camaiore, premio delle Biblioteche di Roma e "miglior noir internazionale dell'anno" 2007 in Germania secondo una giuria di librai e giornalisti) e nel 2006 Ragionevoli dubbi, premio Fregene e premio Viadana nel 2007, premio Tropea nel 2008. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo Il passato è una terra straniera (Rizzoli, 2004), premio Bancarella 2005, da cui è tratto l'omonimo film prodotto da Fandango nel 2008; con il fratello Francesco la graphic novel Cacciatori nelle tenebre (Rizzoli 2007), premio Martoglio; L'arte del dubbio(Sellerio 2007); Né qui né altrove (Laterza 2008); Il paradosso del poliziotto (Nottetempo 2009); Le perfezioni provvisorie (Sellerio 2010); Il silenzio dell'onda (Rizzoli 2011), Il bordo vertiginoso delle cose (Rizzoli 2013), La casa nel bosco (scritto con il fratello Francesco, 2014). Tra le più recenti pubblicazioni Einaudi si ricordano: Una mutevole verità (2014) e la nuova indagine di Guido Guerrieri La regola dell'equilibrio, Passeggeri notturni eL'estate fredda (2016); Alle tre del mattino (2017), La misura del tempo (2019) e Non esiste saggezza. Edizione definitiva (2020). Altre sue pubblicazioni sono: Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose. (Feltrinelli, 2020), La disciplina di Penelope (Mondadori, 2021), La nuova manomissione delle parole(Feltrinelli, 2021), Rancore (Einaudi, 2022), L’ora del caffè. Manuale di conversazione per generazioni incompatibili (Einaudi, 2022), L’orizzonte della notte (Einaudi, 2024), Elogio dell’ignoranza e dell’errore (Einaudi, 2024).

Giunti Odeon celebra il cinema al femminile, proponendo tre cult con protagoniste assolute le donne. Tenaci e appassionate, divise tra scelte difficili e amori appassionati, quelle raccontate in questi due film sono le donne che non si fermano davanti a niente e che non hanno paura di affrontare le insidie della vita, pur di non rinunciare alla propria identità.

A Giunti Odeon una selezione di classici americani degli anni '80! Colorati, folli, sperimentali, gioiosi e oscuri allo stesso tempo: i film di quel decennio sono il caleidoscopio di una società rinnovata ed euforica, ma non priva di ombre. Ecco allora i film di maestri come Robert Zemeckis, David Cronenberg, Terry Gilliam, Martin Scorsese e tanti altri cult da vedere e rivedere!

In collaborazione con Oxfam, Riccardo Luna presenta a Giunti Odeon Qualcosa è andato storto (Solferino) insieme a Tomaso Montanari (Rettore dell’Università per Stranieri di Siena), Roberto Barbieri (Direttore di Oxfam Italia). Modera l'evento Martina Pennisi (Giornalista del Corriere della Sera).
Il libro:

Silvia Bencini e Luca Bravi presenteranno Auschwitz: percorsi di memoria attiva (FrancoAngeli) con Ugo Caffaz (Regione Toscana), Giovanni Gozzini (Unisi), Stefano Oliviero (Unifi). Modererà l'incontro Nura Abdel Mohsen (Fondazione Museo della Deportazione di Prato).
Il libro:
Il volume descrive percorsi educativi della memoria, a partire dalla proposta di «attraversare Auschwitz», non limitandosi a visitarlo, ma trasformandolo da monumento cristallizzato a strumento di formazione. Si delinea un modello formativo che - attraverso luoghi e oggetti come ponte tra passato e presente - può essere applicato a qualsiasi altro luogo di memoria. In questo processo rigenerativo di tante storie da conoscere, riconoscere e raccontare, la narrazione della morte ha sempre l’obiettivo di riconnettersi ad una possibilità data alla vita; per imparare la «lezione» di Auschwitz, del Ruanda, di Srebrenica, fino ai conflitti di oggi, fino alle spiagge di Cutro e di Lampedusa; senza dover dichiarare tutto identico ad Auschwitz, ma alla ricerca di una pedagogia delle memorie, motore di confronto educativo e di democrazia nel presente.
Gli autori:
Silvia Bencini è borsista di ricerca presso il Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia dell’Università di Firenze. Si occupa di storia sociale dell’educazione, in relazione alle politiche della memoria europea e di processi storico-educativi volti all’inclusione e alla partecipazione delle minoranze.
Luca Bravi è ricercatore presso il Dipartimento di Formazione, lingue, intercultura, letterature e psicologia dell’Università di Firenze, dove insegna Storia dei processi comunicativi e formativi. Si occupa di storia sociale dell’educazione in relazione alle politiche d’inclusione in Europa, di storia dei media rispetto alla loro influenza nei contesti educativi e di processi storici d’inclusione, attraverso percorsi di valorizzazione della memoria europea. Ha collaborato con l’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la Regione Toscana per le politiche della memoria rivolte alle scuole.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.
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