

Il racconto intimo di un comandante generale dei Carabinieri alle prese con la sicurezza dello Stato. Giovanni Nistri presenta a GO Ho servito lo Stato (Neri Pozza) insieme a Simone Innocenti.
Il libro:
Il racconto intimo di chi ha scelto di essere un uomo dello Stato senza ammantarsi di eroismi ma semplicemente mettendosi al servizio della comunità, dagli anni dell’Accademia fino al punto più alto della carriera, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, conseguendo nel frattempo tre lauree e diversi master. Quando la riqualificazione dell’antica Pompei entrò in crisi, toccò a lui, che aveva diretto per un quadriennio il Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, diventarne il responsabile per far rifiorire il sito archeologico, uno dei luoghi più visitati al mondo. Durante il suo mandato, ha dovuto affrontare situazioni di particolare criticità, senza creare scandalo né prendere posizioni estremiste. Ma il racconto più entusiasmante è quello della vita quotidiana di un militare che, di fronte a problemi anche gravi che riguardano la sicurezza dello Stato, si è trovato a cercare soluzioni con l’ausilio della filosofia, della letteratura, della musica e del cinema. In queste pagine appassionate scorrono vite di uomini e donne, verità e apologhi creati ad arte, valori, sentimenti e comportamenti, fallimenti da cui apprendere. Un’esistenza fatta di continui trasferimenti da una parte all’altra della Penisola, a contatto con personaggi in malafede, con santi e assassini. E poi la morte di giovani carabinieri, trucidati nell’esercizio della loro funzione, le lacrime versate con i familiari ai funerali. Sempre con la certezza che del potere mai si deve abusare e che la verità non è mai bianca o nera ma piuttosto un mescolarsi di infinite tonalità.
Mi riterrò soddisfatto se, all’ultima parola dell’ultima pagina, sarò riuscito a descrivere senza infingimenti aspetti significativi della mia esperienza e, ancor più, lo spirito con cui ho provato ad affrontare i correlati impegni. Il che non significa averli assolti sempre in modo adeguato, ma racconta dello sforzo costantemente posto nel tentare. Essere al servizio dell’Arma significa essere parte significativa di quella nebulosa valoriale che definiamo Patria, termine troppo spesso negletto, per tutta una serie di motivazioni.
L'autore:
Giovanni Nistri è Generale di Corpo d’Armata dell’Arma dei Carabinieri, di cui è stato il Comandante Generale dal 2018 al 2021. È laureato in Giurisprudenza, in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza Interna ed Esterna. Ha svolto incarico di docenza in Sicurezza del patrimonio culturale presso la LUMSA di Roma. È stato Direttore Generale del Grande Progetto Pompei dal 2014 al 2016, progetto finanziato dall’Unione Europea per la messa in sicurezza del sito archeologico e per la riqualificazione della circostante Buffer Zone UNESCO. Autore di saggi in tema di comunicazione pubblica, di tutela del patrimonio culturale e sulla guerra cognitiva/disinformazione, è componente del Consiglio di amministrazione dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Internet non è solo tecnologia: è un terreno di potere e di desiderio. Dietro l'apparente libertà della rete, si rafforzano le stesse gerarchie del mondo reale. Gli algoritmi imparano dagli stereotipi, le piattaforme monetizzano la violenza di genere, il sessismo diventa intrattenimento. Tra revenge porn e deepfake sessuali, ma insinuandosi anche nei trend e nelle estetiche piú mainstream, il patriarcato si aggiorna, si traveste da meme, prospera dentro i codici. Silvia Semenzin ci parlerà di tutto questo presentando il suo libro Internet non è un posto per femmine (Einaudi) insieme a Vera Gheno.
Il libro:
Chi ha detto che la tecnologia è roba da uomini? All’inizio erano le donne a scrivere i codici, a programmare i computer. Poi qualcosa è andato storto. O meglio: qualcuno ha deciso che la rete dovesse diventare una cosa tecnica, maschile. Da lí in poi, è stato un crescendo di esclusione, sessismo, discriminazione. Silvia Semenzin racconta tutto questo con uno stile personale e coinvolgente, che intreccia dati, storia, cultura pop e teoria femminista. Dalle prime esperienze sui social fino all’impegno come sociologa e attivista ci guida in un viaggio rivelatore dentro l’anima piú oscura e misogina di Internet. Analizza le forme della violenza di genere digitale, il ruolo degli algoritmi nella diffusione degli stereotipi e la radicalizzazione emotiva e politica che avviene sempre piú spesso online, in un ecosistema dove proliferano community ultraconservatrici, influencer antifemministi e modelli estetici che, sotto una patina glamour, rafforzano e normalizzano la disuguaglianza di genere. La cosiddetta «manocultura» è ormai un fenomeno globale, alimentato da agende politiche e strategie comunicative sempre piú raffinate. Per non lasciare le nuove generazioni sole di fronte agli abissi di Internet, dobbiamo sviluppare una nuova consapevolezza e una nuova capacità di immaginare il futuro. La tecnologia non è mai neutrale: va capita, criticata – e cambiata – prima che siano gli altri a decidere per noi.
L'autrice:
Silvia Semenzin è sociologa digitale, ricercatrice e attivista femminista. Si occupa di tecnologie, genere e violenza online, con uno sguardo critico e interdisciplinare. Nel 2019 ha contribuito all'introduzione della prima legge italiana contro la condivisione non consensuale di immagini intime, e oggi collabora con istituzioni internazionali come la Commissione Europea, il Consiglio d'Europa e l'European Institute for Gender Equality, occupandosi di governance delle piattaforme e dei diritti digitali. Per Einaudi ha pubblicato Internet non è un posto per femmine (2026).

«Chissà se è la sorte di chi nasce in una città come Istanbul quella di sentirsi a casa in due luoghi diversi. Chissà se è stata la mia città a ispirarmi questa via. O forse doveva solo capitare così nel mio destino. Lo chiederò la prossima volta in cui mi leggeranno i tarocchi. O magari la risposta spunterà fuori dai fondi del mio prossimo caffè.»
Serra Yilmaz, insieme a Fausto Calderai, ci trasporterà nel suo mondo con il libro Cara Instanbul (Rizzoli).
Il libro:
L'autrice:
Dopo aver studiato psicologia in Francia, entra in una piccola compagnia teatrale turca e inizia la sua esperienza teatrale. Al cinema esordisce nel 1983 con il regista turco Atif Yilmaz, ma il film che l'ha davvero lanciata in Turchia è stato Motherland Hoteldi Omer Kavur, in concorso al Festival di Venezia nel 1987. Dal 1988 al 2004 fa parte della compagnia del Teatro della Città di Istanbul. Icona del regista turco Ferzan Özpetek, è stata nel cast di tutti i suoi più importanti film. Nel 1006 è stata l'interprete ufficiale durante la visita del papaBenedetto XVI in Turchia. Non ha mai interrotto però la sua attività teatrale infatti fa parte della compagnia che ha messo in scena "L'ultimo harem" con la regia di Angelo Savelli al teatro di Rifredi a Firenze che è in cartellone dal 2005.

Moira Lilli sarà a Giunti Odeon per presentare, accompagnata da Rita Pecci, il suo libro Giuro di essere fedele (Rogiosi). Parteciperanno con un intervento il Generale di Divisione Carlo Cerrina, Comandante della Scuola Allievi Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri, e la prof.ssa Anna Maria Vecchio, Dirigente Scolastica dell'Istituto Comprensivo "Guicciardini" di Firenze.
Il libro:
Emma è una ragazza di ventuno anni che sta per prestare giuramento come Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri presso la Caserma “Felice Maritano” di Firenze. Nella sua vita, perfettamente strutturata e ben organizzata, inaspettatamente giungono la paura di fallire, l’amore e un fatto che sconvolgerà equilibri e certezze. Con il personaggio di Chiara l’autrice mette al centro l’intelligenza emotiva, il suo funzionamento e le conseguenze generate dalla mancata consapevolezza di saper declinare e gestire un sentimento.
La società va veloce, varia rapida in mille forme diverse, cambia direzione e noi dobbiamo sempre sentirci all’altezza di essa, tenere il passo, sintonizzarci perfettamente su un canale dalla mutevole frequenza. Il dolore, però, non ha questo ritmo. È lento, strisciante, tenace, crudele, spesso sadico. Lavora come un tarlo logorandoci, facendoci apparire belli fuori, ma danneggiati dentro. Solo la rosura che facciamo cadere sbadatamente camminando può essere un segnale, ma tutti corrono e nessuno si ferma a guardarla. In questo mondo fanno notizia i successi brillanti e le miserie patetiche, le vittorie straordinarie e le sconfitte cocenti, non la polvere silenziosa di chi soffre.
L'autrice:
Moira Lilli è nata a Gualdo Tadino nel 1974. È docente di Lettere di Scuola Secondaria di Primo Grado. Ha esordito nella narrativa con Arrivò Claude e vinse il buio (Rogiosi Editore, 2020). Con l’opera Come un gambero ribelle (Rogiosi Editore, 2021) ha voluto accendere i riflettori sulla Scuola, fondante e decisiva per le nuove generazioni. Per il progetto letterario Se son donne fioriranno (Diadema Edizioni, 2021) ha scritto il racconto Andrea. In questo terzo romanzo Giuro di essere fedele (Rogiosi Editore, 2025) cerca di analizzare le emozioni, in particolare il dolore e il coraggio all’interno di una cornice istituzionale e formativa qual è quella della Scuola Allievi Marescialli di Firenze. L’autrice vive e lavora a Firenze con il marito e i tre figli, i quali la sostengono in tutte le sue passioni.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

Domenico Petrolo, nel suo nuovo volume La stagione dell'identità (FrancoAngeli) propone un'analisi sincera e innovativa di come si sta spostando il consenso in Occidente, descrivendone le derive ma anche le chiavi per interpretarlo. Ne parleremo a GO insieme a Paola Concia ed Erika Pontini.
Il libro:
Siamo nella stagione dell'identità. L'identità, un tema così intangibile ma allo stesso tempo così concreto. Chi siamo? Qual è il nostro posto nel mondo? Cosa diventerà la comunità dove siamo nati e cresciuti? I cambiamenti veloci degli ultimi decenni hanno migliorato la nostra esistenza, portandoci progresso e benessere. Allo stesso tempo però hanno stravolto i contesti in cui viviamo. Globalizzazione, immigrazione, Islam radicale, ideologia woke, trasformazioni demografiche, rivoluzione digitale: fenomeni che hanno lasciato ampi strati della popolazione spaesati e privi di certezze. Soprattutto le classi popolari, un tempo bacino elettorale della sinistra, oggi solidamente schierate a destra. Milioni di elettori che non considerano più prioritarie le battaglie contro le disuguaglianze economiche ma che rivendicano con orgoglio la difesa dei propri valori e della propria identità, come singoli e come comunità. E sono pronti a votare chi riconosce e raccoglie queste istanze. I populisti lo hanno compreso benissimo, i conservatori tradizionali faticano, proprio perché a destra c'è sempre qualcuno più bravo a costruire muri, mentre per i progressisti il tema dell'identità è come la kryptonite per Superman: considerano l'identità tradizionale come un retaggio del passato, mentre esaltano le identità multiculturali e cosmopolite. È così nell'America di Trump, ma anche nella nostra Europa, dalla Germania alla Gran Bretagna, fino – ovviamente – all'Italia. La stagione dell'identità non deve essere necessariamente quella prospettata dall'estrema destra. Ma chi pensa di non affrontare il tema o di risolverlo con qualche euro di aumento dei salari, con qualche detrazione fiscale, è destinato ad accomodarsi a lungo ai banchi dell'Opposizione. Il volume è arricchito dai dialoghi dell'autore con Romano Prodi, Philipp Blom, Catherine Fieschi, Kwame Anthony Appiah, Guido Tabellini, Nicola Gennaioli, Emanuele Caroppo e Colin Crouch.
L'autore:
Domenico Petrolo, laureato in Comunicazione politica, ha iniziato la sua carriera nel mondo della cultura, per poi dedicarsi alla comunicazione e alla strategia elettorale, partecipando a numerose campagne nazionali e locali a fianco di diversi leader politici. Dal 2015 al 2018 ha coordinato la campagna 2×1000 per il Partito Democratico nazionale e le attività di raccolta fondi di varie realtà associative. Nel 2024 ha pubblicato, insieme a Lorenzo Incantalupo, Chi mi ama mi voti (Guerini e Associati). È fondatore e direttore di Cuntura, società che si occupa di strategia, comunicazione, pubbliche relazioni, networking e diplomazia. Cresciuto a Pernocari, vive tra Roma e Firenze.

Prosegue il GO Book Club!
Tre semplicissime regole:
1. Leggi il nostro libro del mese (La mano sinistra del buio di Ursula K. Le Guin)
2. Se non l'hai già fatto, lascia il tuo nominativo e un tuo recapito alla cassa di GO e vieni a commentare il libro insieme ai nostri librai e ad altri lettori!
3. Alla fine dell'incontro, scegli uno tra i tre libri proposti dai nostri librai. Il più votato diventerà la lettura del mese successivo!

Lyra Sunrise arriva a GO per il firmacopie del suo romanzo d'esordio Twist of Fate, vol.1 - Ossessione (Sperling & Kupfer)! Il preorder del libro, che vi dar diritto a un pass, potrà essere effettuato nella nostra libreria a partire da venerdì 6 febbraio.
Info utili:
Il libro:
L'autrice:
Lyra Sunrise è lo pseudonimo di una giovane autrice napoletana, classe 2007. Fin da bambina si è sempre rifugiata nelle storie d'amore di film, libri e serie TV, ed è proprio così che è nata la sua passione per la scrittura. Twist of Fate è il suo romanzo d'esordio.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.

1945-1975: è il trentennio d’oro del cinema italiano, pieno di capolavori che hanno segnato l’intera storia del cinema. Dalle macerie della guerra nasce il Neorealismo, il “movimento” che con Rossellini, Visconti e De Sica-Zavattini cambia per sempre il modo di fare e concepire il cinema. Dai primi anni Cinquanta, la carica rivoluzionaria del Neorealismo si spegne contaminandosi con generi popolari come la commedia e altre forme di cinema popolare, passando, nei dorati anni Sessanta, per l’affermazione del grande cinema d’autore (Fellini, Antonioni, Pasolini, etc.), della “commedia all’italiana” e di altri generi (come lo spaghetti-western), fino alle inquietudini, alle sperimentazioni e alle nuove sensibilità dei primi anni Settanta. Una lunga storia in cui il cinema italiano riflette e rielabora gli enormi cambiamenti politici, sociali, economici e culturali vissuti dal Paese in quei cruciali tre decenni.
Un luogo di storia e bellezza
Dal 1922 i film più belli, gli ospiti più illustri, gli eventi più importanti hanno avuto come palcoscenico il magnifico cinema teatro di piazza Strozzi a Firenze. Vieni a trovarci.
Odeon, un secolo di cinema e cultura.
Un libro ricco di immagini, documenti, racconti e curiosità ripercorre la storia di uno dei luoghi iconici di Firenze, dalla sua nascita ai giorni nostri. Scopri di più.
Vantaggi esclusivi in arrivo
La GO Card unisce i vantaggi delle librerie Giunti al Punto alle esperienze esclusive del Giunti Odeon. Presto disponibile.